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Worship service 06.04.2025

  • di

Pastore Elisabetta Schenoni

ALLINEARE FEDE E PREGHIERA

Marco 11:24 “Perciò vi dico: tutte le cose che domandate pregando, credete di riceverle e voi le otterrete.”

Questa semplice ma potentissima affermazione racchiude il principio fondamentale della nostra relazione con Dio. Non si tratta soltanto di ripetere parole, ma di comunicare al cuore che, quando preghiamo, dobbiamo avere la certezza, la ferma convinzione che ciò che chiediamo è già in atto. È una chiamata a pregare con una fede che precede la visione, una fede che non si ferma alle apparenze del mondo naturale, ma che guarda con fiducia alla potenza operante di Dio nella nostra vita.


Nel discutere questo versetto si sottolinea l’importanza del “credere” prima di vedere. La parola “credete” è il fondamento su cui si basa ogni richiesta fatta a Dio. Perché, se non crediamo, nulla di ciò che chiediamo potrà concretizzarsi. A supporto di questo concetto, la Scrittura ci offre ulteriori chiarimenti nei seguenti passaggi:

In Ebrei 11:1 troviamo: “Lo conosciamo ora: la fede è certezza di cose che non si vedono, certezza di cose che non si vedono.”

E in Ebrei 11:6 si legge: “Senza fede è impossibile piacergli; infatti, chi si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano.”

La fede diventa così un titolo legale, un diritto che viene depositato nel nostro cuore quando ci avviciniamo a Dio con sincera convinzione. Immaginate dei muratori che, pur non vedendo ancora il risultato del loro lavoro, già si mettono all’opera perché sanno che il cantiere prende forma nello spirito e, a suo tempo, diventerà realtà agli occhi fisici. Questa è la metafora per la nostra preghiera: non possiamo permettere che il dubbio rubi la certezza di ciò che Dio ha già predisposto per noi.

Kenneth Agen in un suo libro scrisse un’affermazione: “Non aspettarti che i tuoi pensieri debbano essere per forza collegati al tuo cuore.”

Spesso ci troviamo a pregare con il cuore in uno stato di totalità, mentre i pensieri iniziano a contraddirci quando non vediamo subito i risultati. In questi momenti, il diavolo tenta di farci dubitare, facendo insinuare che, se non crediamo perfettamente, non otterremo nulla. Eppure, il nostro compito è proprio quello di custodire quella fede che Dio ha già depositato in noi. Anche se i pensieri negativi cercano di intaccare la certezza interiore, dobbiamo alzarci e ribadire nel nome di Gesù: “Io credo, io credo!” e ignorare quei dubbi fugaci che non corrispondono alla potenza della parola di Dio.

Il passo di Marco 11:24 non promette la realizzazione di ogni desiderio personale, ma si riferisce a “tutte le cose” che siano in accordo con la volontà di Dio. Qui dobbiamo comprendere che la preghiera non è un atto di imposizione della nostra volontà, ma un invito a cercare la Sua. Gesù ci ammonisce: le richieste devono essere in perfetto allineamento con la Parola e la volontà divina.

Ma come si capisce se ciò che chiediamo è in linea con la parola di Dio? Tre testimoni ci guidano in questa valutazione:

  1. Il nostro Cuore: Ascoltiamo che cosa esso ci comunica. Un cuore rinnovato e sottomesso allo Spirito è in grado di discernere e riconoscere ciò che è buono e in sintonia con ciò che dice Dio. 
  2. Lo Spirito Santo: Lui è sempre pronto a consolarci, a guidarci e a chiarire le nostre incomprensioni. Quando preghiamo, è importante essere disposti ad ascoltare quella voce interiore che ci indica la via giusta. 
  3. L’Autorità della Chiesa: Le autorità confermano. Possiamo e dobbiamo confrontarci con le autorità della casa, per sapere se quello che sentiamo nel nostro cuore corrisponde alla volontà espressa dalla Parola di Dio. 


Il terzo punto è la potenza della preghiera. Il versetto ci ricorda che la preghiera non è un mero atto formale o passivo, ma un potente strumento spirituale che può davvero trasformare le situazioni.

Non si tratta di una preghiera “meccanica” o superficiale, ma di un atto di profonda fiducia, in cui ci inchiniamo davanti al trono della grazia per chiedere a Dio di intervenire, di spezzare i legami del dolore, della depressione e dell’angoscia. In quel momento ho capito che, se preghi, la potenza della preghiera è in grado di trasformare non solo la condizione esterna, ma anche quella interna, facendoci vedere le cose in modo diverso e facendo allontanare quella forte oppressione che ci schiaccia.

La preghiera è un atto d’amore, un modo per affidarci completamente a Dio, è una chiamata a credere con tutto il cuore che Dio, nella sua bontà infinita, ascolta e risponde alle suppliche dei Suoi figli.

Il quarto e ultimo punto è la fiducia nella preghiera. La fiducia non si limita a credere nell’esistenza di Dio, ma si estende fino a riconoscere la Sua bontà e il Suo amore infinito nei nostri confronti.

Il versetto di Marco 11:24, con la sua enfasi sul “credere”, ci ricorda che la nostra relazione con Dio va oltre l’atto del pregare: essa implica una profonda intimità e una consapevolezza che Dio ci conosce a fondo. Abbiamo spesso sentito dire: “Anche i demoni credono, ma tremano”; questo ci insegna che non è sufficiente riconoscere l’esistenza del Signore, ma bisogna riporre in Lui la nostra piena fiducia, anche quando siamo nel dubbio o incapaci di comprendere appieno il Suo disegno.

Dio non ci chiama a pregare per cercare di ottenere qualcosa, ma per essere accolti nella Sua presenza. Anche quando ci sentiamo indegni, quando il nostro cuore è pesante di colpe e segreti nascosti, Dio non aspetta che cambiamo per amarci: Egli ci ama così come siamo.

Proverbi 20:27 “Lo spirito dell’uomo è la lampada dell’Eterno che scruta tutti i recessi del cuore.”

Questo versetto ci fa comprendere che Dio conosce ogni nostro segreto, ogni piccolo angolo nascosto del nostro essere. È per questo che quando ci avviciniamo al Signore, dobbiamo essere onesti e schietti, senza timore di esporre ciò che si cela in noi. Non c’è bisogno di nascondere nulla, poiché il Padre conosce già ogni nostro battito, ogni nostro pensiero:

Nel cammino della preghiera, dunque, è importante non lasciarsi sopraffare dai pensieri negativi o dai dubbi momentanei. Quando questi ultimi emergono, ricordiamo la promessa di Gesù e ribadiamo la nostra fede: “Io credo, io credo!” senza permettere che il distruttivo inganno del dubbio ci allontani dalla certezza del Suo amore.

La preghiera è molto più di una semplice formula. Essa è un invito ad entrare in una relazione profonda e intima con il nostro Padre celeste, a lasciar cadere ogni barriera, a esporsi senza timori.

Perciò, mentre ci avviciniamo al trono della grazia, dobbiamo pregare senza riserve, mantenendo la fede salda nonostante le difficoltà, affidandoci allo Spirito Santo e rispettando il criterio dell’allineamento con la volontà di Dio. Quando il nostro cuore diventa uno specchio trasparente e sincero, la potenza della preghiera si manifesta e trasforma ogni angolo buio in luce divina.

Oggi possiamo dunque dire con fiducia che la preghiera, fatta con cuore sincero e mente ancorata alla parola di Dio, è un atto rivoluzionario. Essa ci spinge a scavare nei recessi del nostro cuore, a eliminare quegli angoli oscuri che impediscono alla luce di trionfare, e ci invita a vivere in una continua comunione con Dio, che ci accoglie, ci conosce e ci ama in ogni condizione della nostra vita.

Lasciamoci dunque guidare da questo insegnamento: alziamoci ogni volta che i pensieri negativi emergono e ripetiamo, con la stessa forza di chi sa di essere amato, “Io credo, io credo!” Affidiamoci al Padre, portiamo ogni desiderio davanti a Lui e lasciamo che, svelando ogni cosa nascosta, il Suo Spirito rinnovi il nostro cuore.

Non importa quanti ostacoli, quanti dubbi o quante difficoltà appaiano lungo il cammino: il Signore è sempre presente, pronto a rispondere a chi, con umiltà e fiducia, si avvicina a Lui.

Con questa certezza, possiamo affrontare le giornate, sapendo che ogni nostra richiesta è già stata preparata nel cuore di Dio e che, una volta allineati nella fede e nella preghiera, possiamo avere la certezza che le benedizioni divine giungeranno nella nostra vita.