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Worship service 20.07.2025

  • di

Pastore Heros Ingargiola

Come in cielo, così sulla terra

Nella vita di ogni credente, nella propria casa e famiglia, cosa e chi sta regnando? Povertà, miseria, divisione? Ci sono famiglie in cui le persone sono divise, e spesso nemmeno si sa cosa accade realmente all’interno delle quattro mura di casa.

È importante chiedersi: che cosa sta regnando davvero nella tua casa? Come figlio di Dio, tu sei chiamato ad essere il re e il sacerdote della tua famiglia. Se i tuoi figli non vivono e non camminano nello Spirito, forse è perché non hai ancora ben compreso il ruolo che ti è stato affidato: ovvero regnare e svolgere la funzione sacerdotale.

Paolo, infatti, dice ai Tessalonicesi:

Dio vi ha scelti per la salvezza mediante l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità2 Tessalonicesi 2:13).

Dove il mondo regna, c’è disordine, e il disordine non viene mai da Dio. Quando c’è confusione, significa che lo spirito di questo mondo sta avendo il sopravvento. Ma dove c’è ordine, lì c’è il governo dello Spirito Santo. Per regnare, dunque, dobbiamo indossare l’armatura di Dio, come raccomanda Paolo in Efesini 6:13

Prendete l’armatura di Dio, affinché possiate resistere negli eventi malvagi e rimanere saldi”.

Il Regno di Dio non è esente da battaglie. Siamo in guerra spirituale, ma restare saldi è un atto regale: un re, anche in tempo di guerra, rimane seduto sul trono. Non si scomoda. Così, anche noi figli di Dio, pur combattendo, dobbiamo rimanere fermi, armati di fede e di verità. Gesù stesso ha detto:

Come in cielo così sulla terra” (Matteo 6:10), e questa frase indica un allineamento tra il Regno celeste e quello terreno. Noi non siamo stati salvati solo per ottenere il paradiso, ma per regnare, per portare il cielo sulla terra. Siamo chiamati ad essere ambasciatori, e questa chiamata richiede una risposta.

Essere ambasciatori significa scegliere la verità, l’amore di Dio e la manifestazione del Regno attraverso la santità. Il mondo parla, pensa e agisce in un certo modo; noi, figli del Regno, dobbiamo andare controcorrente, perché rappresentiamo un Regno diverso. Paolo esorta i credenti a camminare per fede, senza paura, e a non fuggire davanti alle sfide, ma a rimanere saldi e benedetti:

2 Tessalonicesi 2:16-17 Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni buona opera e buona parola.

La chiamata di Dio è chiara: dobbiamo parlare come Dio parla, agire come Dio agisce. Siamo figli del Re, non semplici pellegrini in attesa del paradiso, ma in missione attiva per portare il cielo sulla terra. Non si può vivere la vita cristiana in maniera passiva e compromessa. Non è sufficiente aspettare che Dio faccia tutto: dobbiamo essere disciplinati per adempiere il proposito di Dio.

Esistono molte ragioni spirituali e psicologiche per cui tanti credenti non regnano. Ad esempio, molti non hanno la giusta rivelazione dell’identità di Cristo e delle priorità di un credente. Senza una chiara comprensione di chi siamo in Cristo, è difficile regnare. Altri hanno una mentalità di sconfitta e vivono una vita passiva, aspettando che le cose si sistemino da sole. Questo atteggiamento è pericoloso perché la vita cristiana richiede saggezza e azione.

Un altro motivo è la paura di combattere spiritualmente. Alcuni credenti non sanno neanche cosa significhi una vera battaglia spirituale e restano inattivi, permettendo così che i nemici “ballino loro in testa” senza opporre resistenza. Infatti, quando Dio dà una promessa, i demoni iniziano immediatamente ad attaccare, ma spesso non c’è discernimento per riconoscerlo.

Molti vivono una vita spirituale superficiale, come se la fede fosse solo una piacevole abitudine o un’idea romantica. Invece, regnare richiede un impegno profondo, una santificazione reale. Altri si ribellano al processo di Dio perché hanno paura di soffrire interiormente. Ma per regnare, bisogna passare attraverso un processo di rottura, di trasformazione, che spesso comporta dolore e rinunce. Chi rifiuta questo processo finisce per allontanarsi dalla volontà di Dio e camminare da solo, perdendo così la vera direzione.

Le ferite e i traumi non guariti sono un altro ostacolo, perché portano o al vittimismo o all’orgoglio, due estremi opposti ma entrambi dannosi. Questi atteggiamenti bloccano la manifestazione del Regno nella vita del credente. Inoltre, manca spesso il vero discepolato; infatti molti non vogliono più essere guidati o corretti, ma Gesù ha detto:

Matteo 28:19 “Andate e fate discepoli”

Discepolato significa crescita, correzione, ammonizione quando serve, sempre per il bene della persona.

Infine, una delle ragioni più comuni è la mancanza di dipendenza dalla Parola di Dio. Molti camminano più in base a come si sentono, piuttosto che a ciò che dice la Bibbia. Ma la fede non si basa sui sentimenti, che sono volubili, bensì sulla parola di Dio che è immutabile e potente. Dipendere dalla Parola ci permette di regnare con facilità, proprio come Gesù che camminava sempre nella volontà del Padre, facendo solo ciò che gli era stato comandato (Giovanni 5:19).

Ogni credente è stato chiamato ad essere re e sacerdote, un rappresentante di Dio sulla terra (Apocalisse 1:6, 1 Pietro 2:9). Questo significa vivere sapendo che siamo stati scelti per governare, e non per subire passivamente la realtà. È una responsabilità grande, che richiede consapevolezza, impegno e disciplina.

Paolo insegna chiaramente ai Tessalonicesi che Dio ci ha scelti “per la salvezza mediante l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità” (2 Tessalonicesi 2:13).

La santificazione non è un dettaglio, ma una condizione fondamentale per poter vedere Dio (Ebrei 12:14). Senza santificazione, senza una vita messa in disparte, senza togliere il vecchio uomo fatto a immagine di Adamo, non si può manifestare il Regno di Dio.

Dove regna Dio, c’è ordine. Non esiste disordine nel Regno di Dio, perché il disordine viene dallo spirito di questo mondo. Perciò il credente deve rifiutare ogni forma di disordine, di compromesso e di confusione, e vivere una vita di santità e disciplina.

Essere re non significa non combattere. Al contrario, la Bibbia ci ricorda che siamo in guerra spirituale (Efesini 6:12). Per questo Paolo invita a prendere l’armatura di Dio, perché solo così si può restare saldi e vittoriosi. La battaglia è reale, e non indossare l’armatura significa lasciarsi sconfiggere facilmente dagli attacchi del nemico.

Il re, anche durante la guerra, rimane seduto sul trono, simbolo di autorità e stabilità. Allo stesso modo, il credente deve restare fermo nella verità e nella fede, anche se la battaglia si fa dura. Questo atteggiamento regale dimostra che il potere non viene dalla forza umana, ma dalla comunione con Dio e dall’armatura spirituale.

Manifestare il regno di Dio non è un privilegio riservato a pochi, ma una chiamata per tutti i figli di Dio. Dove arriva un credente, il regno di Dio deve manifestarsi. Questo significa portare amore, verità, giustizia, pace e unità nelle relazioni, nel lavoro, nella famiglia.

Come ambasciatori del cielo sulla terra, non siamo chiamati a vivere come chi aspetta semplicemente il paradiso, ma come chi agisce da cittadino del Regno fin da ora. La nostra vita deve parlare di Dio, le nostre parole e azioni devono riflettere la santità e il carattere di Cristo.

Non vivere la tua vita cristiana con passività o compromesso. Non pensare che debba fare tutto Dio, mentre tu puoi fare quello che vuoi. Il Regno è una chiamata alla responsabilità, all’impegno e alla disciplina. Indossa la tua armatura, riconosci la tua identità in Cristo, cammina nella santificazione, e sii saldo nella fede.

Dio ti ha chiamato a regnare, non solo a sopravvivere. La tua vita è un campo di battaglia spirituale, ma anche un trono su cui siedi come re. Non aspettare che il mondo cambi, ma cambia tu, portando il cielo sulla terra. La benedizione del Signore e la sua potenza ti sosterranno in ogni buona opera e in ogni buona parola, come ha promesso Paolo in 2 Tessalonicesi 2:16-17:

“Sii fedele a questa chiamata, e il regno di Dio si manifesterà pienamente nella tua vita, nella tua famiglia, nella tua casa e nel mondo intorno a te”.